Il mondo degli investimenti ESG continua a guadagnare terreno, con un valore di 8,78 miliardi di dollari in strategie ESG negli Stati Uniti, secondo un rapporto 2016 della US SIF Foundation, in aumento del 33% dal 2014.

La crescita significativa degli asset ESG è il riflesso di diversi fattori. Questi includono la crescente penetrazione del mercato dei prodotti SRI, lo sviluppo di nuovi prodotti che incorporano i criteri ESG e l’inclusione degli stessi criteri da parte di numerosi grandi asset manager, in fette sempre più ampie dei loro portafogli.

Lo scopo dell’integrazione di fattori ESG nell'analisi finanziaria e nel processo decisionale di investimento è quello di migliorare i rendimenti delle operazioni finanziarie e mitigare i rischi. Sebbene molti investitori istituzionali abbiano adottato criteri etici nelle loro strategie, queste scelte si sono spesso limitate a escludere semplicemente settori e/o aziende considerate "peccaminose".

In realtà, i criteri ESG non si limitano a escludere società che non soddisfano determinati requisiti, ad esempio eliminando le partecipazioni in settori critici come il petrolifero o quello del tabacco: molti investitori si stanno spostando al livello successivo - ovvero integrandoli lungo tutta la catena decisionale e di valore.

Secondo un’altra indagine realizzata da Bnp-Paribas nel 2017, c’è un deciso spostamento verso i fondi che mostrano attenzione per queste delicate tematiche. Entro il 2019, il 46% dei proprietari di asset prevede di avere il 50% o più dei propri investimenti in fondi che incorporano ESG, e il 54% dei gestori patrimoniali prevede di commercializzare il 50% o più dei loro fondi come fondi ESG. Il 47% degli intervistati che integrano ESG applica l'analisi ESG ai titoli azionari dei mercati sviluppati. L'analisi ESG tuttavia è destinata a crescere anche in relazione ad altri asset, come quelli offerti dai mercati emergenti e dal private equity.

 

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L’ESG migliora anche l’immagine aziendale tramite il giusto set di alternative data.

Pensiamoci un attimo. Quando incontriamo qualcuno, la volontà di fare una buona impressione ci porta a evidenziare quelli che sono i nostri punti di forza.

Le stesse dinamiche si ripetono nelle strategie di comunicazione aziendale verso il mondo esterno. Le imprese che hanno maggiori probabilità di condividere informazioni con il pubblico mostrano al contempo un elevato impegno verso gli standard ESG. Le medesime imprese tendono ad evitare la divulgazione di informazioni che potrebbero riflettersi negativamente sulle pratiche aziendali. La sostenibilità è un valore importante, che genera consenso e un ritorno di immagine positivo, ma per essere percepiti come sostenibili gli investimenti aziendali devono essere coerenti.

La maggiore credibilità rispetto alla comunicazione tradizionale è data dal fatto che, attraverso il suo impegno attivo l’azienda viene percepita e conosciuta per quello che “fa” piuttosto che per quello che “dice”.

Bisogna comunque rilevare che se i dati ESG sono di provenienza esclusivamente interna all’azienda, l’affidabilità delle informazioni veicolate non è verificabile; per ovviare a questo problema, lo sfruttamento di set di alternative data focalizzati sull’ESG permette di avere una prospettiva “esterna” delle attività svolte dall’impresa.

 

L’analisi di dataset ESG per l’investor relations manager.

Un’attenzione particolare va riservata al ruolo peculiare che i fattori ESG possono giocare nella comunicazione di società quotate nel mercato azionario. In questo contesto, le aziende che non comunicano sufficientemente la loro strategia di sostenibilità e le loro performance al mercato non hanno la possibilità di attirare investitori ESG e conservarli nel lungo periodo, oltre a rischiare pericolose fluttuazioni in Borsa, altrimenti prevenibili.

Il coinvolgimento degli investitori ESG inizia con rapporti stabili tra l’investor relations manager (IR) e il responsabile della sostenibilità, basati sull’accordo e la comprensione comune degli obiettivi condivisi.

Sulla carta, si tratta di una situazione win-win, in cui sia i team IR che i team di sostenibilità vogliono fornire agli investitori un resoconto equo e informato delle opportunità e delle esposizioni della società - indipendentemente dal fatto che siano legati all'ESG - ed entrambi i team portano qualcosa in tavola.

Attraverso la collaborazione su un dataset condiviso, entrambi i team ottengono una maggiore autorevolezza, capace di smentire alcuni luoghi comuni: la poca attenzione nei riguardi della sostenibilità da parte degli investor relations manager da una parte, e la cura dei parametri finanziari da parte dei responsabili della sostenibilità dall’altra.

 

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